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Imprese, i disoccupati diventano imprenditori

Uno studio della Camera di commercio di Milano basato su interviste a neo-imprenditori effettuate a Milano, a Roma e a Napoli ha mostrato che la pattuglia dei neo capitani d'azienda è costituita soprattutto da ex impiegati, studenti e disoccupati, ma ci sono anche liberi professionisti e casalinghe.

E nonostante solo il 32,7 % delle nuove aziende risulti in attivo, soltanto l'8,8 per cento degli intervistati si dichiara pentito della scelta compiuta.
Lo studio prende in considerazione anche le principali voci di costo che hanno pesato sulle tasche dei neo imprenditori al momento dell'apertura.

I capitani d'azienda campani si lamentano soprattutto delle spese sostenute per la burocrazia (per l'87,8 per cento è un costo che "ha pesato"), per le attrezzature e i mezzi di trasporto (85,4 per cento) e per la sede (46,9 per cento). Solo il 18,7 per cento del campione si si lamenta dei costi di magazzino, e appena il 15,4 per cento per quelli del personale.

Nel complesso sono 21.893 le nuove aziende iscritte al registro camerale in provincia di Napoli dall'inizio del 2009 a marzo 2010.  Un dato, evidenzia lo studio, che a Napoli come altrove risente della necessità, dettata dalla crisi economica e dalle scarse opportunità di lavoro, di inventarsi un mestiere. "Imprenditori per necessità", li definisce lo studio dell'ente camerale meneghino. Un esercito folto soprattutto nella Capitale (38.987 le nuove imprese, sempre nello stesso periodo di riferimento), ma anche a Milano (29.983).

Il peso dei disoccupati sul totale dei neo imprenditori, come facilmente prevedibile, è più elevato a Napoli che altrove. Sotto il Vesuvio i senza lavoro passati allo "status" di imprenditore sono il 18,5 per cento contro il 13,7 delle media nazionale, il 13 di Roma e il 9,5 per cento di Milano.

I disoccupati nono sono però la categoria più rappresentata nel campione analizzato dallo studio: molto più elevato il peso degli ex impiegati, pari al 31 per cento a Napoli, al 40,5 per cento nella media nazionale e addirittura al 49 per cento a Milano. Anche gli studenti sono ben rappresentati (il 24 per cento dei neo imprenditori napoletani).

Allo stesso modo, la disoccupazione, e la voglia di inventarsi un lavoro, pur costituendo per molti la molla per mettersi in proprio, non è la motivazione prevalente nel campione. La ragione principale che ha spinto il 25,5 per cento dei neo imprenditori napoletani è infatti la voglia d'indipendenza, seguita dalla volontà di realizzare la propria idea imprenditoriale (19 per cento). Solo al terzo posto si trova la risposta "Non trovavo lavoro" come spinta a mettersi in proprio.

Fonte: ildenaro.it

 

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