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| Di nuovo in vendita il Pastificio Russo |
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NAPOLI - Secondo tentativo di vendita del Pastificio Russo. La curatela fallimentare ha rimesso in vendita, con scadenza 18 giugno, lo storico opificio di via Nola al prezzo di quattro milioni e mezzo di euro. Il ramo d’azienda comprende marchio, macchinari, arredi, impianti con esclusione della proprietà immobiliare. Meno di tre mesi fa era andata deserta l’asta che aveva base di partenza 12 milioni di euro confermando nei fatti che il pastificio Russo di Cicciano non avesse, allo stato attuale, un valore di mercato così alto. Il pastificio, che ha oltre 39 milioni di debiti, è stato dichiarato fallito in seguito alla richiesta di Equitalia di circa 1,8 milioni di euro di tributi non versati. Alla prima offerta di vendita nessun compratore si è fatto avanti. E dire che la Regione Campania si è offerta a garantire particolari agevolazioni al compratore, tra le quali finanziamenti a fondo perduto che arriverebbero a coprire fino al 60% dell’importo totale: e tra le ipotesi è stata valutata con attenzione anche la possibilità di un fitto d’azienda che consenta un’immediata ripresa delle attività. Il rischio che si corre, confermato più volte dallo stesso curatore fallimentare Luciano Bifolco, è quello di dover procedere ad una vendita a pezzo per gli elementi che compongono il pastificio che conta 95 dipendenti. Nel corso di questi mesi diverse sono state le voci di imprenditori interessati al marchio: dal fondo inglese Blu Sky, all’interessamento della multinazionale iberica Ebro Puliva, fino all’interessamento di un gruppo dell’Est Europeo che avrebbe anche incontrato la curatela. Ma sono voci: da queste aziende non è giunta ancora alcuna proposta formale di acquisto. L’unica azienda che ha fatto un passo concreto scrivendo una lettera al sindaco di Cicciano Giuseppe Caccavale è la Rummo spa di Benevento, altro marchio storico campano che produce pasta. Lo storico stabilimento di via Nola resta inattivo: la produzione è ferma da quasi 18 mesi, con conseguente deprezzamento del marchio, assente dagli scaffali dei supermercati già da prima della data del fallimento. Il pastificio, che ha oltre 130 anni di storia, nel periodo aureo è arrivato a produrre circa 400 mila quintali di prodotto, ritagliandosi una grossa fetta di mercato sia nazionale che internazionale. Ora l’ennesima occasione: la richiesta da 12 milioni è scesa a poco meno di 4,5 con uno “sconto” di quasi il 30% sul prezzo iniziale. L’appuntamento è per il 18 giugno. |
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