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| Polemica sul porto di Napoli tra premier e magistrati |
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NAPOLI — «I pm vogliono bloccare il porto di Napoli». Da Roma, ieri, il premier Silvio Berlusconi ha sferrato l'ennesimo attacco alle toghe. Durante l'ufficio di presidenza del Pdl ha ancora una volta puntato il dito contro una parte della magistratura: «Lavora contro il governo e contro gli interessi del Paese». Secondo Berlusconi, la Procura, ipotizzando il reato di disastro ambientale, sarebbe stata in procinto di bloccare qualsiasi attività all'interno dello scalo marittimo. Laconica quanto netta la replica del procuratore capo, Giovandomenico Lepore: «Mai, dico mai, abbiamo pensato di chiudere il porto di Napoli. Sono state sequestrate, piuttosto, aziende che operavano nello scalo marittimo e che commettevano gravi reati ambientali». Da dove nascono, dunque, le parole del premier? Bruno Orrico, responsabile del settore della depurazione della Regione Campania, avanza una ipotesi: «Berlusconi avrà frainteso. Effettivamente la Procura ha sequestrato oltre un anno fa due scarichi del depuratore di Napoli est. Il porto non è stato però certo chiuso per questo». Conferma l’ex assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapini: «I provvedimenti giudiziari riguardavano due scarichi del depuratore, quello dell’Immacolatella e un altro. Provvedimenti sacrosanti: quell’impianto è un disastro. Non ho notizia e mi pare difficile che la Procura abbia mai avuto intenzione di bloccare l’intero porto». Napoli est è un altro dei buchi neri della depurazione in Campania. È di proprietà della Regione. Lo gestisce Termomeccanica, impresa che costituisce anche il 90% di Hydrogest, la società al centro delle inchieste delle Procure di Nola e di Santa Maria Capua Vetere per il pessimo funzionamento dei depuratori che sversano nei Regi Lagni. Dovrebbe scaricare a mare acqua pulita, dopo aver disinquinato i liquami provenienti da un bacino di utenza di circa 800.000 persone: una parte di Napoli e molti Comuni vesuviani, tra i quali Portici ed Ercolano. La struttura è, tuttavia, obsoleta. Ha solo un sistema chimico-fisico, nonostante da 10 anni la normativa europea imponga la depurazione biologica, tramite batteri che digeriscono i liquami, e una linea di trattamento che abbatta i fosfati. C’è di più: le acque luride che escono dall’impianto finiscono direttamente nel porto e formano una chiazza che ristagna davanti alla costa. Ci sarebbe una condotta, che almeno potrebbe portarle a un chilometro e mezzo, diluendole ad una profondità di 50 metri. Fu realizzata dieci anni fa, ma non è stata mai utilizzata, perché non è allacciata al depuratore. Basterebbero 400.000 euro. Il peggio, però, è che la finanza di progetto varata ormai tre anni fa per mettere a norma il depuratore è ferma. L’appalto non è stato ancora assegnato, complice un intricato contenzioso giudiziario tra i concorrenti. Fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it |
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